L'INTERVISTA CON IL PROGETTISTA VALCOM (domande in grassetto) D.: Roberto Boscia, trent'anni di esperienza che La qualificano senza ombra di dubbio come un pioniere delle coperture industriali mobili in Italia e, quindi, come uno tra i maggiori esperti in materia. Come sono cambiate le esigenze aziendali da allora ad oggi e come si è evoluto il ruolo di acciaio e PVC nella logistica? R.: All'inizio le strutture mobili erano intese come ripari temporanei amovibili per lavorazioni esterne di breve durata e che tuttavia necessitavano di aree coperte. È il caso di assemblaggi di grandi macchine, per esempio, nell'industria metalmeccanica degli anni settanta. Oggi lo spazio non è mai sufficiente perché a fronte di produzioni più diversificate è più difficile reperire nuove aree; in quest'ottica le strutture modulari rappresentano una soluzione efficace, economica ed ormai tecnologicamente evoluta. D.: Le aziende possono così liberare spazi interni ed allestire e smantellare aree produttive con pochi investimenti ed in tempi ridotti. R.: Esattamente. Questa versatilità consente agli imprenditori di adattare la propria organizzazione produttiva alle fluttuazioni quantitative e qualitative della domanda di mercato. D.: Versatilità, dunque: possiamo installare un capannone modulare ovunque? R.: No. In mare, per esempio, non è possibile! Scherzi a parte, è necessario effettuare delle indagini sulle aree che dovranno ospitare le strutture, questo lo prescrive la Legge; ma le possibilità sono veramente infinite, anche successivamente alla costruzione. Possiamo avere strutture autonome ed isolate da altri edifici, ma anche installazioni che completano ed ampliano un edificio tradizionale in muratura, affiancate ad esso tramite opportune sigillature adatte al convogliamento di acque piovane ed altri agenti. È il caso di chi vuole sfruttare a fini produttivi un'area ristretta come, per esempio, quella tra il perimetro dell'edificio e la delimitazione dell'area su cui sorge lo stabilimento. D.: Modularità, quindi: possiamo affiancare due strutture isolate per crearne una unica? E spostando la sede dell'azienda è possibile rilocalizzare i capannoni in PVC? R.: Certamente. Sono tutte possibilità che le strutture tradizionali non danno. Pensi inoltre che un capannone in PVC offre tante garanzie da poter essere dotato di allarme, climatizzato e, all'occorrenza, equipaggiato con pannelli coibentati. Credo che questi elementi diano la misura di quanto valida sia questa soluzione. D.: Sembra abbastanza chiaro, si. Quanto conta l'accuratezza del montaggio rispetto alla qualità complessiva dell'installazione? R.: A parità di materiali e di tipologia di struttura, è ciò che fa la differenza. D.: Quanta differenza? R.: Beh, consideri che si tratta di una struttura assemblata e che alcuni dei punti di fissaggio sopportano importanti carichi di lavoro. Ad esempio, tra montante e capriata (una delle parti di struttura del tetto, ndr) si concentrano gli sforzi flettenti dovuti ai carichi di vento e neve. Ma importanti carichi verticali si concentrano sulle ruote, che agiscono come cerniere, e sui longheroni inferiori degli elementi trasversali del tetto. D.: Si, senza considerare che la struttura è montata su ruote... R.: Anzi! Le rotaie hanno una struttura a cuspide molto pronunciata che consente loro di alloggiare perfettamente nell'apposito vano ricavato nelle ruote. E infatti proprio il gruppo ruota-rotaia, grazie ad apposite zanche di ancoraggio, che rende stabile il capannone impedendone il ribaltamento in presenza di vento forte ed apertura accidentale delle tende. Può rendersi quindi conto di quanto contino esperienza e perizia nel montaggio di questi elementi. D.: E nel progettarli, anche. R.: Solo un professionista qualificato ed abilitato a questo compito può progettare un capannone mobile poiché la Legge rende obbligatori, per comprensibili motivi di tutela della salute pubblica, calcoli strutturali e certificazioni di conformità costruttiva. Chi non rilascia tali garanzie commette un reato allo stesso modo del cliente che non le richiede. D.: Di quali garanzie parliamo, nello specifico? R.: Innanzitutto della cosiddetta “verifica della struttura in acciaio”, che è una dichiarazione attraverso la quale il costruttore verifica e certifica il corretto montaggio, la resistenza ai carichi di lavoro conformemente al progetto e le proprietà ignifughe, anche del manto in PVC: l'intero complesso deve essere infatti soddisfare i requisiti per l'omologazione ignifuga in classe II. È poi un imprescindibile fattore di garanzia il possesso, da parte del costruttore, di una certificazione di qualità UNI-EN ISO 9001. D.: Fino a quali metrature è plausibile l'impiego di coperture industriali mobili? R.: Fino a tremila metri quadri non c'è nessun problema. D.: Dunque le coperture mobili rappresentano il perfetto punto di incontro tra sicurezza, versatilità ed economicità, senza nulla concedere a sicurezza e robustezza. R.: Esattamente, soddisfano rapidamente grandi esigenze di aziende piccole e medie senza richiedere gravosi impieghi economici e burocratici. D.: Grazie, Signor Boscia. R.: Grazie a Lei per avermi dato la possibilità di illustrare il lavoro di tutti i giorni in Valcom.